Da schiava del cibo a libera di essere te stessa.

 
“Abbi buona cura del tuo corpo, è l'unico posto in cui devi vivere.” Jim Rohn

 La nostra società è ossessionata dall’apparire, dal cibo e dal fitness. Ovunque guardiamo troviamo consigli dietetici e attrici perfette. 
Nasciamo senza dubbi sul nostro fisico, senza ossessioni sul nostro corpo, ci sentiamo bene, non ci confrontiamo con gli altri per il nostro aspetto, siamo bambini, siamo liberi da preconcetti.
Man mano che cresciamo ci vengono fatti commenti sul nostro modo di apparire, vengono fatti confronti con gli altri, iniziamo a chiederci: perché siamo diversi?
Basterebbe spiegare che la diversità è la nostra arma vincente, che attraverso di essa possiamo imparare ed insegnare tanto. Invece iniziano a martellarci il cervello con degli input che resteranno dentro di noi a rimuginare per anni, delle volte per sempre. Ci viene insegnato che essere in sovrappeso è sbagliato, che mangiare è sbagliato, ci viene detto che la colpa  di ciò è nostra, che non siamo in grado di autocontrollarci. Veniamo derisi, scartati, sottovalutati, spesso non considerati. 
C’è da dire che questo è ciò che percepiamo noi, perché ormai crediamo di non essere in grado di rapportarci pienamente con gli altri, che non meritiamo di stare bene. Nella nostra testa osserviamo corpi perfetti e ci sentiamo in colpa perché il nostro corpo non lo è. Quell'idea di perfezione è stata creata appositamente, standard fissati dalla nostra società che in qualche modo ci indica ciò che può essere bello, ciò che va trattato con rispetto e cosa no. 
Sin da piccole subiamo commenti da parte dei nostri genitori, parenti, amici, colleghi, loro lo fanno senza cattiveria, ma non si rendono conto che sottolineando il nostro peso facendo battute o commenti, creano nella nostra testa un effetto pericoloso. Reagiamo a tutto ciò con l'unico modo che conosciamo e che ci da effetti di benessere immediati: grandi mangiate. Così  nascono i problemi alimentari. E’ tutto creato da noi, ma gli stimoli che riceviamo si attivano da parole dette o da immagini viste. Bisognerebbe fare più accortezza alle parole che diciamo, anche se spesso vengono utilizzate per spronarci. 
Cresciamo così con l’ossessione di non essere perfette, di non essere all’altezza, di non meritare, la fiducia in noi stesse diminuisce sempre più, i sensi di colpa e la vergogna aumentano. Ci vediamo brutte, difettose, come se quel peso potesse determinare chi siamo. Si innescano meccanismi distruttivi, perché quel senso di inadeguatezza fa si che l’unico momento in cui ci sentiamo bene e coccolate sia il momento in cui mangiamo. Il cibo è il nostro rifugio, il nostro momento ‘d’amore’. Non è vero, lo sappiamo, ma non ne possiamo fare a meno. Più odiamo i momenti in cui lo facciamo e più non riusciamo a smettere.
Cosa accade in quei momenti? Pensiamo di prenderci cura di noi, di meritare quel momento tutto nostro. Così invece di nutrirci di solo cibo, ingeriamo sensi di colpa e vergogna verso noi stesse. Ed è così ogni volta che mangiamo qualcosa di diverso rispetto all’alimentazione ipocalorica che sentiamo di meritarci. Quando ci concediamo un bel gelato in compagnia, osserviamo la nostra amica magra e ci chiediamo perché lei non risentirà di quelle calorie in più mentre per noi significherà un aumento di peso, perché lei può mangiare quello che vuole e noi no?
Quel gelato per noi rappresenta una violazione, un ‘peccato’, qualcosa che non avremmo dovuto ingerire, quindi non assumiamo solo il cibo, ma sensi di colpa, paura e, ancora una volta,  scarso autocontrollo. Nella nostra testa rimbomba: sono un incapace, non valgo, non merito.
E’ facile per gli altri risolvere il nostro problema: mangia meno e fai movimento!
Fosse tutto lì.
E’ un consiglio che non tiene conto delle emozioni, del percorso di vita di ognuna di noi.
Avere un rapporto malato con il cibo, vuol dire avere un rapporto sbagliato con noi stesse. Quei momenti in cui la vocina prende forza e ci lasciamo andare all’impulso di ingurgitare qualsiasi cosa, sono momenti di piacere. I nostri centri nervosi vengono stimolati da alcuni alimenti e il nostro corpo produce più serotonina e viene inondato da sensazione di benessere, pensiamo di meritare il cibo come premio, di poterci regalare quel gesto d’amore.
Quella sensazione termina presto e le percezioni negative su noi stesse tornano a galla: sensi di colpa. inadeguatezza, tristezza, debolezza e nausea.
Siamo ossessionate dal peso, dalla bilancia e lasciamo che quei numeretti  definiscano la nostra giornata, che ci dicano chi siamo e come dobbiamo sentirci.
Assurdo vero? 
Siamo calate di mezzo chilo? Allora possiamo mangiare qualcosa in più perché siamo sulla strada giusta.
Siamo aumentate di mezzo chilo? Allora tanto vale mangiare, perché non abbiamo speranza.
Siamo entrate in un vortice senza fine, a meno che non iniziamo a guardarci diversamente, a valutarci con altri parametri, ad accettarci con le nostre debolezze.
Non è facile, soprattutto se quando incontri qualcuno la prima cosa che ti fa notare è il tuo andamento di peso, invece di farti un complimento per come sei pettinata, per il tuo sorriso o per il successo che hai ottenuto. 
La nostra ossessione diviene la nostra schiavitù. Ci neghiamo balli, feste, gite al mare, ci nascondiamo perché non ci sentiamo al top. Abbiamo paura dei giudizi degli altri, dei commenti, abbiamo paura di sentirci osservate, di non piacere e non ci rendiamo conto che le prime a cui non piacciamo siamo noi. Trasmettiamo agli altri il nostro disagio, la nostra inquietudine. Non pensiamo che i nostri amici o familiari vorrebbero solo godere della nostra presenza, della nostra compagnia.

Intraprendiamo diete stressanti che ci fanno arrivare al nostro peso ideale, ma risolviamo solo la nostra apparenza, non abbiamo scavato dentro per risolvere la cosa principale: il nostro rapporto con noi stesse.
Così dopo qualche tempo torniamo alle nostre vecchie abitudini, ai pensieri distruttivi e ci ritroviamo ancora nel vortice che ci siamo create. Felici dei chili persi e dei complimenti che riceviamo, senza rendercene conto i vecchi meccanismi, solo sopiti, tornano prepotentemente. Ricominciamo, a piccoli passi, a riprendere vecchie abitudini: un cioccolatino cosa potrà mai farci? Uno snack ogni tanto che sarà mai? Con la presunzione di chi sa ormai come perdere peso, ci lasciamo andare.

Il vero cambiamento non è nella quantità di ciò che ingeriamo, occorre modificare il proprio modo di vedersi, accettarci con la propria fisionomia, buttare la bilancia, ascoltarci per comprendere le vere motivazioni del nostro mangiare, amare ciò che mangiamo, nutrirci col piacere di aiutare il nostro corpo a stare bene, amarci.
Nutriamo il nostro corpo di complimenti, di pensieri positivi, di emozioni piacevoli verso il cibo e verso di noi. Rivalutiamoci.
Scriviamo una lista delle cose di noi che ci piacciono, delle cose che sappiamo fare, che abbiamo portato a termine, di quelle volte in cui abbiamo dimostrato la nostra determinazione e la nostra forza.
E’ un percorso lungo e faticoso, ma non ha importanza il tempo impiegato.
Non ha importanza se per il prossimo evento non saremo in piena forma, non evitiamolo per questo, potremmo scoprire che per gli altri ciò che conta veramente è la nostra presenza, la nostra simpatia, il nostro affetto, noi per le nostre qualità.
Noi non siamo i giudizi che abbiamo ricevuto sul nostro peso, non siamo le opinioni che ci siamo date guardandoci allo specchio, il nostro valore non è quel numero sulla bilancia.

Sei splendida così come sei,
accettati e il tuo corpo lo percepirà.
Liberati dai sensi di colpa, non esiste il peccato.
Alleggerisciti da quel senso di oppressione.
Amati e la tua vita cambierà direzione: da schiava del cibo e libera di essere la vera te.

Commenti